Un progetto del PoliMi di Lecco fa dei corsi d’acqua laboratori sul rischio idrogeologico

Il maltempo che tra i mesi di marzo e maggio di quest’anno si è abbattuto su larga parte del territorio lombardo – con danni per cui la Regione ha da poco avanzato una richiesta di riconoscimento dello stato di emergenza e di risarcimento per 37 milioni - ripropone il tema del monitoraggio e della prevenzione del rischio idrogeologico.


La prevenzione di frane e inondazioni è al centro del progetto Smart-Sed, arrivato alla terza edizione e curato dal polo territoriale di Lecco del Politecnico di Milano, che ha come obiettivo quello di prevenire il rischio idrogeologico mediante la distribuzione nei letti di fiumi e torrenti di centinaia di sassi speciali, colorati di giallo e dotati di un sensore all’interno.


Ben trecento di questi sono stati rilasciati nel torrente Caldone, nel rione lecchese della Bonacina, scelto per via degli allagamenti che si verificano nella vicina via Carlo Porta. La loro presenza assicura risultati precisi sul flusso delle acque, in caso di forti piogge. Con lo spostamento dei sassi dopo piogge o temporali, gli esperti sono infatti in grado di capire cosa accade davvero nei corsi d’acqua e di studiare come prevenire alluvioni e frane. Una ricerca importante, dunque, con ricadute concrete sul territorio e sulla sua sicurezza.


I sassi sono stati raccolti direttamente dallo stesso torrente, per evitare di alterare il sistema del corso d’acqua, per poi essere colorati, scavati all’interno e “riempiti” con dei transponder, strumenti utilizzati per lo sviluppo di modelli matematici utili a prevedere la dinamica delle alluvioni.


Al progetto - finanziato dalla Fondazione Cariplo con 190mila euro - lavorano una ventina di studenti e dottorandi con diverse competenze, a partire dagli ingegneri idraulici per proseguire con matematici e statistici. Collaborano allo studio anche Comune, Provincia e Vigili del fuoco.


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