Ad ESOF 2018, Tolosa, le esperienze di istituzioni di diverse regioni europee a confronto

La comunicazione pubblica viene spesso considerata la causa e, nello stesso tempo, il rimedio di molti mali, in particolare di quello che affligge da diversi anni la comunità scientifica e la sua relazione con la società, tra tagli ai finanziamenti e crisi di fiducia nella scienza. Secondo un'opinione diffusa, se gli scienziati spiegassero meglio le loro attività, i risultati e l’utilità delle loro ricerche, i cittadini sarebbero maggiormente disposti ad accettare le innovazioni tecnoscientifiche da loro proposte. Con una comunicazione efficace anche la società e la politica ricorrerebbero più frequentemente alla scienza nelle loro decisioni.

Ma quanto il sistema attuale di costruzione delle carriere scientifiche, che riconosce quasi esclusivamente le pubblicazioni su riviste con alto 'impact factor' (secondo un meccanismo noto come 'publish or perish'), aiuta gli scienziati a dedicarsi ad attività di comunicazione? Che spazio ha nel loro percorso professionale l’impegno verso attori diversi dal mondo scientifico, che necessita di risorse, energie e competenze supplementari rispetto alla loro attività di ricerca? E quanto fattori come l’estrema specializzazione disciplinare, il linguaggio complicato ed incomprensibile ai più e la stessa auto-percezione degli scienziati, che spesso considerano il proprio lavoro come un’attività immune da condizionamenti sociali e politici, incidono a formare questo quadro di 'incomunicabilità'?

Questi sono alcuni dei quesiti intorno ai quali ruoterà il panel in programma il 10 luglio presso l’EuroScience Open Forum (ESOF) di Tolosa dal titolo Science-Flashmobs at Shoppingmalls? From Scientific Output towards Scientific Outreach: Re-Assessing Values of Career Logics in Science. Lo ha voluto ed organizzato il Baden-Württemberg International (bw-i), il centro di competenza per l’internalizzazione di scienza, ricerca e business del Baden-Württemberg, una delle regioni europee che maggiormente investe in ricerca e innovazione, con oltre 100 istituzioni di ricerca e 70 università.

Al panel sono invitati rappresentanti e ricercatori di istituzioni pubbliche e private, non solo del mondo accademico, che si occupano di comunicazione della scienza: l'Institute for Research in Biomedicine (IRB), Barcelona, la Maison des mathématiques et de l'informatique (MMI) Lyon, il Leibniz-Institut für Wissensmedien (IWM), Tübingen, e il German Research Foundation. Per l'Italia sarà presente l'Istituto per il rilevamento elettromagnetico dell’ambiente (Cnr-Irea) che ha sede a Milano.

Il tema è di rilevanza e il contesto del panel è uno dei più appropriati. L'ESOF, infatti, è il più grande appuntamento dedicato alla ricerca scientifica e all'innovazione organizzato in Europa, che riunisce oltre 4.000 ricercatori, docenti, imprenditori, policy maker e giornalisti di tutto il mondo, ed è frequentato per oltre il 40% da studenti e giovani ricercatori. Sarà perciò interessante ascoltare le esperienze di comunicazione delle varie istituzioni presenti, imparare dalle buone pratiche europee, comprendere le criticità che incontrano ma anche le misure che le organizzazioni stanno prendendo per fare in modo che il dialogo tra scienziati e società non sia una eccezione ma un canale sempre aperto.

In Italia il dibattito è molto vivo ed ha acceso molte discussioni in seno all’ANVUR, l’Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca, sulla base delle cui “quotazioni” viene elargito il Fondo di finanziamento ordinario (FFO) ad università e ricerca. L’attuale presidente, Paolo Miccioli, ha dichiarato recentemente sui media che presto bisognerà considerare anche le attività della terza missione e di public engagement (PE) nel calcolo degli indicatori utilizzati per ripartire la quota premiale del Fondo. È un modo per riconoscere chi promuove attività di comunicazione e per incentivare chi non lo fa ancora. Già nella prossima Valutazione della qualità della ricerca (VQR 2015-2019) sarà possibile menzionare l’impegno dedicato a queste attività; la prospettiva, secondo Miccioli, è di destinare, in un prossimo futuro, almeno il 10% della quota premiale del Fondo alle attività di PE.

Il riconoscimento istituzionale non è però l’unico aspetto critico dell’impegno degli scienziati nella comunicazione pubblica. Sarà importante anche esplorare i vari modi di intendere il ruolo della comunicazione: si tratta solo di 'aumentare l’accettabilità sociale della scienza', come si legge in una delle motivazioni del panel, o di dialogare con i vari attori sociali per produrre una ricerca che sia 'socialmente desiderabile', come chiede l'approccio europeo della Responsibile Research and Innovation (RRI)? Inoltre, si cerca il dialogo con la società solo per legittimare il proprio ruolo sociale o perché interessa confrontarsi con diverse narrazioni della realtà che studiamo?

Tornando al tema dei percorsi scientifici che verrà affrontato nel panel, è possibile dare nuovo senso a concetti come 'autorevolezza', 'reputazione', 'qualità' scientifica, valutandoli anche in base all’apertura e alla condivisione dei processi della ricerca e non solo riferendoli a criteri riconosciuti esclusivamente dalla comunità scientifica? Credo che la vera sfida della comunicazione (e, secondo molti studiosi, della scienza stessa) sia riflettere anche su questi aspetti, non solo dotarsi di strumenti per rendere il proprio linguaggio più accessibile.

Programma dell'ESOF 2018: https://www.esof.eu/en/programme.html

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