Da tempo il Welfare aziendale e gli interventi sul bilanciamento dei tempi di vita e tempi di lavoro figurano nelle agende dei decisori politici e dei manager aziendali. Investire sulle persone e sul loro benessere è una pratica che potenzialmente produce ritorni parecchio significativi in termini di “competitività, efficienza e redditività”.

Questi ed altri aspetti sono approfonditi nel seguente articolo pubblicato su Key4Biz: https://www.key4biz.it/welfare-aziendale-valere-21...

Secondo l’autore, il Italia il settore del Welfare aziendale potrebbe arrivare a valere 21 miliardi di euro, comprendendo benefit di diversa natura: “dall’assicurazione sanitaria all’auto, dalla palestra al telefonino, dal tablet/laptop ai corsi di formazione, dai buoni pasto agli abbonamenti ai trasporti pubblici, dai centri vacanze all’asilo nido, dai servizi digitali alle convenzioni con alcuni negozi”. Pochi dipendenti conoscono queste opportunità e molte aziende hanno il problema di come misurare concretamente il ritorno sull’investimento.

A tale scopo è nato un laboratorio di ricerca “WBR-Lab” (Welfare Benefit Return), che si propone proprio di definire una metodologia per la misurazione della “creazione del valore” derivante dall’adozione di programmi di Welfare aziendale. Si tratta di una iniziativa nata in seno all’Università Statale di Milano Bicocca con Valore Welfare e con aziende del calibro di Italtel, Aeroporto di Bologna, Axa Italia, Havas Media, Bper Banca.

Sarebbe interessante attivare un confronto su questi temi, allargando il dibattito anche alle imprese piccole e medie.

Chi ha investito in Welfare aziendale? Che risultati ha ottenuto? Quali strumenti funzionano meglio?

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