Si parla della necessità di cambiamento, di adeguamento ai nuovi paradigmi della trasformazione digitale, di nuovi modelli e politiche. Ma quali? Un articolo di qualche settimana fa segnala alcuni punti nodali sul tema, innanzitutto la governance dell’innovazione che non è concetto scontato perché esistono interpretazioni diverse rispetto al ruolo della politica sul tema. Ma il dialogo e il confronto - più che altro il lavoro in rete - danno un contributo forte a rafforzare e diffondere buone pratiche e modelli vincenti.

Uno fra questi è sicuramente quello di Industry 4.0 che ha dimostrato come la concentrazione di esperienze e contributi intorno a un modello interpretativo condiviso, possa orientare politiche e strategie efficaci.

Un esempio in qualche modo contrario è quello che riguarda il presidio del tema del mercato del lavoro. Ancora non si riesce a comprendere quale sarà l’impatto dell’automazione (nelle sue diverse forme) sull’occupazione e sul tema scarseggiano piattaforme di confronto e di dialogo tanto che rimane un fronte aperto e pericolosamente sguarnito, sul piano politico.

Sicuramente è più facile lavorare sulle strategie di ricerca e sviluppo, dove si riscontrano casi di eccellenza come in USA e Corea. Ma in questo caso è facile utilizzare dispositivi non nuovi come gli incentivi fiscali (pur inseriti in nuovi framework).

In questo ambito si sono distinte le partnership pubblico-private e, comunque, tutte le strategie di open innovation.

Sul piano operativo sono ovviamente centrali le competenze, sia in termini di adeguamento che di sviluppo. E poi i settori chiave come quello delle biotecnologie, unito ovviamente alla ICT; in questo caso le politiche sono necessarie ad agevolare la sperimentazione, adeguando le normative ama anche “aprendo i dati” in termini di accesso a informazioni massive.

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