Potrebbe essere una notizia solo per la sua originalità: alcune voci autorevoli si scagliano contro i bitcoin e le criptovalute. Dopo l’entusiasmo dello scorso anno, che ha avuto il merito di trainare la tecnologia della blockchain, i bitcoin sembravano essere ormai consolidati nel panorama del “fintech” (così gli esperti definiscono il nuovo mercato dei prodotti finanziari digitali). Si erano diffuse prove della loro piena integrazione, come testimoniato anche da diversi contributi letti qui in Open Innovation. E invece ora, due voci assai autorevoli come Bill Gates (non ha bisogno di alcuna presentazione!) e Warren Buffett, insieme al fondatore di Microsoft sul podio dei tre uomini più ricchi al mondo, dichiarano la loro sfiducia nei bitcoin. I giudizi sono implacabili: le criptovalute non rappresentano alcun valore, non producono nulla, sono veleno per topi. Ovviamente non possiamo che stimare queste affermazioni, alla luce dell’autorevolezza delle voci che le proclamano ma - nel nostro piccolo - ci viene spontaneo andare col pensiero ai tanti prodotti finanziari che hanno caratterizzato il mercato finanziario degli ultimi venti anni, anch’essi ampiamente vuoti sul piano del valore e del rapporto con la produzione. Basare il giudizio negativo sui bitcoin su questi presupposti ci sembra troppo superficiale, forse Buffet e Gates volevano semplicemente dichiarare la loro volontà di orientare diversamente i loro investimenti, per altro già ampiamente ancorati al Credito tradizionale.

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