La Legge Regionale n. 29 del 2016 “Lombardia è Ricerca e innovazione” ha lo scopo di favorire la competitività del sistema economico-produttivo, potenziando l’investimento regionale in ricerca ed innovazione. Si vuole proporre un confronto sulle tematiche trattate nel corso del workshop “Lombardia R&I 2020”.

La riflessione iniziale prende le mosse dall’articolo 2 della Legge Regionale, che si concentra in particolare sia sul tema del capitale umano, sia su quello del trasferimento della conoscenza.

Per quanto riguarda il capitale umano, la prospettiva occupazionale prevede un incremento di posti di lavoro, ma principalmente relativo a posizioni ad alta formazione. Purtroppo il numero medio di anni di formazione in Italia è minore rispetto a molti paesi europei e la differenza è di quasi 3 anni rispetto ai Paesi del Nord.

Per quanto riguarda il trasferimento della conoscenza, spazi fisici condivisi permetterebbero di discutere le vere problematiche di processo e prodotto ma anche gli approcci metodologici alle soluzioni. Le aziende lombarde possono confrontarsi alla pari con il quadro di riferimento competitivo globale operando in rete, sfruttando l’Open Innovation e le collaborazioni.

Le macro-tematiche, di seguito elencate, nascono proprio dagli spunti e dalle riflessioni raccolte nel corso dell’evento e che sono stati condivisi tra gli attori del sistema economico e sociale per costruire il Programma Strategico Triennale per la ricerca, l’innovazione e il trasferimento tecnologico in Lombardia.

  • Capitale umano & Formazione, diverse modalità di interazione con le imprese: apprendistato, alternanza scuola-lavoro, dottorati industriali, laboratori per le Triennali, basso numero di laureati rispetto alla media europea.
  • Strutture condivise (fondazioni, centri regionali) tra centri di ricerca, IRCCS e imprese dove sviluppare la cultura della protezione della proprietà intellettuale, fornire assistenza al trasferimento tecnologico riducendo costi e condividendo le competenze.
  • Laboratori congiunti imprese enti di ricerca: luoghi di elaborazione di un linguaggio comune condiviso dove colmare il gap tra la ricerca di base e la sua valorizzazione
  • Burocrazia, elemento di rallentamento dell’innovazione.

 

Silvia Rapacioli sottolinea l’importanza del capitale umano in un’azienda come BICT che trasferisce R&S alle aziende farmaceutiche applicando protocolli automatici. I nuovi ricercatori  devono acquisire competenze IT e imparare l’innovazione.

Gianpaolo Merlini del IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia ribadisce che  il capitale umano è la ricchezza degli enti che fanno ricerca  e va valorizzata e trattenuta. Sottolinea la necessità di sviluppare la cultura della protezione della proprietà intellettuale e della trasferimento tecnologico attraverso  un centro regionale dove concentrare competenze e condividere costi.

Luisa Poggi sottolinea l’importanza per Bracco Imaging della sinergia con la ricerca di base. Per colmare il gap verso la creazione di un prodotto è necessario sviluppare un linguaggio comune attraverso il dialogo continuo: Bracco afferisce ad un laboratorio congiunto università-aziende dedicato all’imaging pre-clinico, si tratta di uno  strumento alla creazione di un lilnguaggio comune insieme all’alternanza scuola lavoro, fondazioni per il TTO o di uffici regionali preposti al TTO.

Per Marco Scatigna di Sanofi la mancanza di produttività è spesso legata alla burocrazia. Il capitale umano rappresenta un grosso valore così come la collaborazione con l’Università, il trasferimento di conoscenze funziona a doppio senso con le imprese. Innovazione deve essere fruibile da tutti.

Danilo Porro, Pro-Rettore alla Valorizzazione della Ricerca dell’Università di Milano Bicocca, ricorda che l’innovazione è un’infrastruttura. Bicocca , Pavia e Bergamo hanno costituito  una Fondazione University for Innovation (U4I) con l’obiettivo di fare converging innovation, mettere insieme le ricerche dei diversi Atenei coinvolti e creare valore, finanziando quelle più promettenti.

Per Sergio Dulio di Atom Lab, il gruppo Atom ha sempre visto l’Università come un pool di risorse cui accedere, tale visione si è consolidata da oltre quattro anni con la creazione di Atom Lab che ha il mandato di innovare lavorando a fianco dell’università, sperimentando diverse forme: progetti di ricerca, finanziamento di borsa di dottorato. Anche i laboratori congiunti descritti nella legge regionale appaiono molto interessanti.

Luciano Gavi di Sirti propone una prospettiva differente per TTO e formazione, il capitale umano di Sirti richiede formazione diversa e varia.  L’innovazione è legata alla trattazione della mole dei dati raccolti in anni di interventi. Sono stati avviati progetti con vari soggetti universitari per usare questi dati, estrarre pattern di dati identificare dei modelli per rendere più efficienti i servizi o proporne di nuovi. L’interazione con L’Università è a due vie: gli enti di ricerca offrono metodologie e modelli all’avanguardia applicati alle tematiche molto  concrete offerte dalle aziende.

Mariella Bleve di EticHub sottolinea l’utilità per aziende piccole a grande carica innovativa di laboratori condivisi, fondazioni o centri regionali che mettano a disposizione competenze di difficile acquisizione come brand management, marketing, gestione di accordi commerciali.

Francesco Butera afferma che Dolphinfluidics opera grazie ad una rete di open innovation, al lavoro con l’Università. Esprime la necessità di talenti, tecnologie e laboratori. Chiede all’Università l’ascolto dei bisogni delle imprese, un’innovazione da mettere a rete.

Fabio Bordin ricorda l’impegno di GSK nel trasferimento di conoscenze e tecnologie all’interno di ricerca collaborative dal 2010 in alleanza con centri di ricerca e IRCCS per le malattie rare. E’ attivo da qualche anno anche il progetto Discovery Partnership with Academia volto a sviluppare percorsi condivisi per la ricerca di base.

Maria Pia Abbracchio dell’Università Statale di Milano, ricorda che  Fondazione Filarete, di cui è presidente, sta divenendo Fondazione Universitaria. Il Ministero richiede il trasferimento delle conoscenze verso il territorio, che ne deve trarre un vantaggio economico e culturale. La Fondazione è la soluzione corretta  per muoversi al di fuori della burocrazia paralizzante.

Roberto Ghidini di Medtronic confronta il modello sanitario d’innovazione nella decade passata legato a innovazione di prodotto e di terapie in collaborazione con i medici e pazienti, con la più complssa situazione attuale che richiede di fare sistema, collaborare con l’Università e le Istituzioni definendo obiettivi comuni.

Antonio Fungillo ricorda che Krea Innovazione nasce nel settore nutraceutico per colmare gap tra ricerca di base e aziende, creare reti di PMI e ricercatori. Suggerisce un libro delle idee per la Lombardia dove pubblicare in modo protetto le proprie idee con una sorta di copyright.

Luca Molinari propone una riflessione sulla  valutazione dei processi di governance della ricerca e dell’innovazione, con  Politecnico di Milano all’interno di un progetto europeo sta lavorando ad una alla valutazione in particolare del livello di  allineamento strategico in tutta Europa degli Atenei rispetto alle politiche promosse dalle amministrazioni regionali e nazionali attraverso i meccanismi della smart specialization. Un’analisi dei fenomeni in corso sarà proposta dal Politecnico in Regione insieme ai prorettori delle Università lombarde il prossimo 10 maggio.

Francesco Leone riprende il proprio post pubblicato su Open Innovation, citando un Rettore del Technion di Haifa, l’università è focolaio dell’imprenditorialità. Distingue tra innovazione  brain intensitive e innovazione  knowledge and science intensitive, che ancora  deve crescere e nascere in università.

Saverio Gaboardi del Cluster lombardo della mobilità, sottolinea che la formazione è importantissima, gli estrumenti utili sono laboratori per la triennale Istituti Tecnici Superiori (ITS) alternanza scuola lavoro, apprendistato a tutti i livelli. Fornitori sono essenza della filiera.

Paolo Brabanti laboratori congiunti board misto pubblico e privato per osmosi tra i due mondi, collaborazioni con estero, meccanismi di attrazione docenti di qualità.

Gianni Tartari del CNR riporta la propria esperienza all’interno del Lombardy Energy Cleantech Cluster e la difficoltà riscontrata nel mettere insieme aziende e ricerca, forte resistenza delle PMI.

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