Come noto da diverso tempo, anche grazie a innumerevoli articoli scientifici tipicamente propri della psicologia cognitiva, la percezione sensoriale non è riducibile a una mera acquisizione di informazioni provenienti dal mondo esterno, ma un processo interpretazione attiva della realtà attraverso tutta una serie di funzioni cerebrali per la maggior parte inconsce. Ogni persona, quindi, senza saperlo organizza diversamente dagli altri le sue strategie di lettura, comprensione e interazione.

Uno dei primi a introdurre questi aspetti negli ambiti della progettazione e del disegno industriale è stato Donald Norman, che in Emotional Design, distingue tre tipi di design, riconducibili a tre livelli di percezione cognitiva.

Viscerale: è il livello prevalentemente legato alle emozioni, ovvero l’output della percezione più immediato, che permettono di valutare istintivamente, in modo del tutto inconscio e rapido, se ciò che si ha di fronte è positivo o negativo.

Comportamentale: è ricollegabile alla soddisfazione o alla frustrazione nell’utilizzare con successo o meno un prodotto. Entrano qui in campo tutti i concetti legati alla funzionalità e all’usabilità. Anche il livello comportamentale agisce in maniera inconscia anche se basato su una scala di valori (nonché processi cerebrali) più complessa.

Riflessivo: entrano qui in gioco la cognizione vera e propria e la conoscenza del mondo. In queso caso a far leva sono principalmente i significati e la piacevolezza razionale.

Questi tre macro aspetti sono poi bilanciati in modo differente all’interno della cultura di progetto a seconda dei diversi ambiti. Per esempio, il design della comunicazione abitualmente fa maggior affidamento sugli aspetti viscerali e riflessivi. Nell’ambito dell’Interaction Design il focus dei progettisti è solitamente l’usabilità, cioè il livello comportamentale.

Va però detto che questi tre livelli non vanno visti come distinti, ma operano sempre in maniera integrata e sequenziale. Per cui gli aspetti emotivi e di piacevolezza non sono da considerarsi come un in più, un abbellimento, ma concorrono al modo in cui la persona percepisce lo strumento e ne interpreta l’utilizzo, sulla base non solo delle proprie necessità, ma anche delle strutture valoriali che lo caratterizzano. Basti pensare a come cambia la relazione di ogni persona con i diversi servizi digitali che oggi utilizziamo, per scelta o dovere e per motivi professionali o personali.

Gli aspetti viscerali e riflessivi che troppo spesso vengono unicamente considerati come modalità per far leva sulle motivazioni all’acquisto, nella reiterazione del quotidiano diventano invece motivazioni all’utilizzo.


Per chi volesse approfondire:

Norman Donald, Emotional Design, Basic Books, New York, 2004

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