Il piano Industria 4.0 sta rappresentando un esempio positivo di politica pubblica - e di risposta privata - alle esigenze del mercato e, in particolare, alla necessità di innovazione. Al di là delle critiche che gli si possono muovere, credo sia abbastanza unanime il giudizio positivo al modello di intervento e alle finalità perseguite.

Semmai si può analizzare come Industria 4.0 (forse proprio per le sue caratteristiche di efficacia?) stia evidenziando alcune criticità specifiche del Sistema Paese, in una logica di contrasto figura-sfondo (usando una metafora degli studi sulla percezione).

Proprio su questo si sofferma una interessante analisi di Alfonso Fuggetta, CEO di Cefriel e docente di Informatica al Politecnico di Milano. Il piano nazionale per l’evoluzione del sistema produttivo in chiave digitale, sta evidenziando l’atavico gap di professionalità tra domanda di lavoro qualificato e l’offerta di pochi laureati e spesso in materie non pertinenti. Seppur lo scenario attuale stia evidenziano medesime problematiche anche in altri Paesi, proprio a causa della velocità e pervasività con cui la digital transformation muta contesti e paradigmi, il caso Italia presenta sintomi significativi di più ampie fragilità.

Malgrado la percezione ingenua, in Italia si laureano ancora poche persone, specialmente in ambiti cruciali per lo sviluppo e l’innovazione. A ciò si associa la propensione alla migrazione dei nostri giovani, fenomeno dovuto alla scarsa capacità delle nostre imprese di investire in talenti e in risorse qualificanti sul piano dell’innovazione e del cambiamento. Questa caratteristica del nostro mercato del lavoro ci distingue negativamente da altri Paesi competitor che riescono ad attrarre competenze di valore dai vicini europei come da nazioni estere.

Di base, malgrado gli investimenti testimoniati dal piano Industria 4.0, le nostre aziende non hanno la maturità per comprendere ed esprimere un fabbisogno di competenze di qualità ed in tal senso la domanda di lavoro è scarsa e di poco valore (in termini di retribuzioni e di prospettive di carriera). Questo genera, purtroppo, un circolo vizioso che disincentiva e dis-orienta le scelte formative dei nostri giovani, indebolendo via via il sistema formativo e la qualità dell’offerta. Così si indebolisce l’intero Sistema Paese frenandolo e contenendolo in un recinto di basso livello.

E’ importante, ancora una volta, comprendere una dinamica di trasformazione complessiva e complessa in cui ogni Attore deve lanciarsi oltre e prendere posizione nel nuovo contesto globale.

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