Data is a resource, much like a water or energy, and like any resource, data does nothing on its own. Rather, it is world-changing in how it is employed in human decision making”.

È questa una delle frasi che ho sempre considerato una sorta di manifesto delle potenzialità dirompenti che hanno le tecnologie innovative legate alla “data analytics” e “machine learning” nel trasformare i dati grezzi (che continuamente raccogliamo senza neanche più accorgercene) in “informazione” e nel far diventare quest’ultima vera e propria “conoscenza” da cui creare valore. Che sia automatico o manuale o supportato da esperti, il meccanismo con cui si crea “energia” a partire dai dati a vantaggio di molti processi decisionali che riguardano (oggi sempre più spesso) le nostre vite è da considerarsi un grande risultato della nostra creatività. Ed è proprio questa considerazione che sta spingendo l’amministrazione regionale della Lombardia ad investire in maniera diretta sull’Innovazione che si può generare dai dati e con i dati.

In questo contesto, il workshop del 6 Aprile si è rivelato un momento di discussione molto proficuo perché gli oltre 70 partecipanti hanno esposto le proprie idee e condiviso i propri punti di vista in uno schema aperto e dimostrando voglia di aderire ad un percorso di progettualità che accompagnerà la Regione Lombardia nella definizione del proprio programma strategico di innovazione, ovvero nella definizione di tutti gli interventi regionali previsti nel triennio 2018/2020.

L’invito a partecipare a questo momento di progettualità collaborativa è rivolto a tutti gli attori che operano nel mondo produttivo o della ricerca in Lombardia e che hanno interesse a confrontarsi sugli sviluppi di questo percorso. Per tutti costoro – a prescindere dalla loro partecipazione al workshop – di seguito riporto una sintesi degli spunti di riflessione più interessanti.

Parto subito da uno degli interventi fatti verso la fine, o quasi, del workshop per aggiungere un pezzo di manifesto alla frase iniziale:

Rispetto alle altre forme di risorse – come ad esempio il petrolio – il dato non si consuma se viene condiviso e ceduto ad altri. Anzi, entro certi limiti il suo valore aumenta perché sarà sicuramente aggregato ad altre fonti che permetteranno di utilizzarlo in modo più ampio ed efficace”.

Non avevo mai riflettuto prima su questo punto di vista ma confesso che mi trovo particolarmente d’accordo con l’idea che la condivisione, in questo caso come in pochi altri, può fare la differenza per avere successo. Non bisogna essere “gelosi” dei propri dati perché se restano isolati non hanno granché di valore. Chi fa tesoro di questo concetto è sicuramente avvantaggiato. Ovviamente, però, non si tratta solo di “buona volontà” ma di avere a disposizione piattaforme e tecnologie adeguate affinché lo scambio sia proficuo. Questo tipo di problematiche e criticità sono state oggetto di discussione ampia e “battagliera”. È emblematico, a tal proposito, che qualcuno tra i presenti abbia parlato di “digicrazia”, ovvero di una smodata parsimonia con cui a volte vengono messi a disposizione delle grandi banche dati che semmai sono state costruite sfruttando in parte o del tutto fondi pubblici.

D’altro canto e per fortuna, ci sono in giro tante iniziative di condivisione dei dati da parte di chi li ha e vuole tener fede ad un mandato anche istituzionale di trasparenza come ad esempio la stessa Regione Lombardia che tra le prime amministrazioni ha aderito al progetto Open Data. Tuttavia, spesso le aziende private e i ricercatori non usano questo patrimonio in modo adeguato. In effetti, una possibile motivazione è legata ai miglioramenti che ci possono essere in termini di inter-operabilità con altri sistemi e di arricchimento tramite pre-elaborazione e aggiunta di metadati o l’evoluzione in linked-data. Senza questi ultimi, infatti, i sistemi automatici di integrazione hanno le armi spuntate. Questo è un tema su cui certamente saremo chiamati a dialogare all’interno della community tematica sul portale Open Innovation. Perché è solo grazie a questi ultimi e ad una politica di collaborazione che si potrà valicare l’esperienza Regionale e aggregarsi ad altre iniziative Italiane, Europee e anche extra-Europee di Open Data pubblici.

Un tema di pari importanza, se non maggiore, è legato alla qualità e affidabilità dell’informazione e alla possibilità di tracciare il percorso che ha portato il dato dalla sua generazione alla fruizione. Si è parlato di “indice di fiducia” costruito a partire dalla tracciabilità su sistemi open e idee analoghe per evitare che si verifichino gli effetti negativi di alterazione dei fatti.

I dati non dicono bugie ma con i dati si possono veicolare tutte le informazioni false che si desidera

Aggiungerei io: soprattutto se si è male intenzionati da un lato e sprovveduti dall’altro. È per questo che in molti hanno sollecitato il tema della formazione. Bisogna prepararsi per formare bene delle nuove figure professionali che diventeranno centrali per il futuro, grazie ad un’auspicata collaborazione tra aziende e Università. Ma bisogna anche preparare la gente che è semplice fruitrice dell’informazione affinché abbia gli “anticorpi” giusti per non farsi trarre in inganno. Sono auspicabili quindi iniziative miste pubblico-private perché è solo unendo le forze che si può giungere al risultato. Sempre sul versante della formazione, è stimolante l’invito fatto in chiusura sull’uso dei big data anche come punto di partenza per la creazione di nuovi contenuti per la formazione.

Il successivo tema che ha raccolto ampio interesse nella platea è quello legato alla gestione della privacy che da un lato è fondamentale per tutelare i cittadini ma che molto spesso – se non è ben compreso – diventa una barriera che blocca l’innovazione senza creare realmente maggiori tutele per le persone da cui i dati sono stati raccolti. È quindi necessario e non solo auspicabile che il gruppo di lavoro diventi propositivo rispetto a questo tema sottraendolo ad una “nicchia” fatta di interessi non chiari e di attività di lobby.

Ma non si è parlato di sola gestione del dato dopo la sua acquisizione, grazie alla sollecitazione di chi è fortemente impegnato nel fare innovazione nella gestione della rete di trasporto del dato: “I dati non arrivano gratis!!!”, è stato il monito molto importante di chi intravede (e fa bene secondo me) una grossa criticità nel nostro affidarci ad un’onnipresenza dei dati a disposizione dando per scontato che essi si palesino dal nulla ogni qual volta sia necessario analizzarli. Molto spesso interi sistemi e infrastrutture critiche dipendono da questa assunzione. Si pensi agli investimenti che sta facendo l’industria automobilistica. Ebbene, è proprio per questo che la Regione Lombardia non deve sottovalutare sia la sicurezza sia la capacità del trasporto dati e far sì che le infrastrutture di telecomunicazioni siano capaci di trasmettere il dato in tempo reale ed in modo affidabile e puntuale. Ecco il punto di innesto tra i due mondi “hardware” e “software” nel panorama della ricerca e innovazione per l’economia basata sui dati.

Non poteva mancare – e di questo avremo modo di approfondire molto le discussioni all’interno della community – il riferimento alle potenzialità e criticità che i dati hanno nel mondo sanitario. Sia per la presenza importante al Workshop e anche in questo percorso successivo di chi in Regione Lombardia ha creato e gestito le banche dati (ricordiamoci che sono invidiate da molti big player internazionali!) sui trend e sulle dinamiche della sanità. Sia per la presenza di operatori che ne hanno rimarcato l’assoluta importanza e anche evidenziato quanta strada ci sia ancora da percorrere per avere un quadro preciso e condiviso dei dati a disposizione per i pazienti al fine di massimizzare i loro percorsi di cura.

Non è mancato, infine, chi ci ha fatto riflettere sugli impatti negativi che potrebbero esserci sullo sviluppo sostenibile da un accorciamento drastico del ciclo di vita di prodotti di largo consumo come gli elettrodomestici in presenza di “intelligenza a bordo” grazie alle tecnologie IoT e di analisi in tempo reale. Queste ultime – di solito molto più rapide nell’evoluzione – potrebbero portare a delle durate medie di vita dei prodotti ridotte con conseguente impatto sull’ambiente.

Non credo ci sia modo migliore di chiudere la panoramica della discussione durante il workshop (che è solo l’assaggio del percorso di crescita che spero insieme faremo nelle prossime settimane partendo dalla community e dal portale Open Innovation) con una delle affermazioni più importanti che vorrei sottoscrivere pienamente.

La vera innovazione – quella vincente – che si può fare partendo dai dati ha sempre un pattern che si ripropone e che deve guidarci in ogni occasione: si parte sempre da problemi reali e dalla voglia di risolverli (e non può che essere così). La chiave del successo è il dover risolvere qualcosa: altrimenti si fa solo esercizio di stile! Chi riesce a fare di più e meglio sono quelli che hanno la visione su come passare dal “dato” al “servizio di qualità fornito”. Questo è il cuore del problema perché da esso scaturisce l’idea di come creare valore per i propri interlocutori. Siano essi dei clienti o dei cittadini a cui la Pubblica Amministrazione deve trasmettere guida e informazioni.

Credo che questa sia la vera sfida che i partecipanti al Workshop hanno lanciato alla Regione Lombardia e a tutte le istituzioni. Se trasportiamo quanto discusso sul piano del “policy making”, il problema oggi è migliorare la capacità di guidare lo sviluppo economico, la creazione di leggi e il finanziamento dell’innovazione partendo da una conoscenza sempre più diretta e ampia dei propri cittadini, dei dati che essi generano e delle informazioni che da esse si possono desumere: perché è lì che si comprendono i problemi e le sfide da risolvere. Tutto ciò che si comprenderà insieme sull’innovazione guidata dai dati sarà possibile applicarlo anche direttamente e proficuamente all’attività legislativa e di guida dei finanziamenti all’innovazione. Attivando così un vero circolo virtuoso.

La sfida culturale con cui ci siamo lasciati è tutta legata alla capacità di comunicazione tra le diverse discipline ciascuna con le proprie competenze. In questo percorso di lavoro bisognerà mettere insieme professionalità differenti (ricercatori, imprenditori, informatici e statistici, medici e clinici, epidemiologi, e così via). Serve cioè un team straordinario per una sfida fuori dall’ordinario.

Se siamo qui a discutere oggi di questo tema in questa sede è perché Regione Lombardia ha raccolto la sfida e la vuole portare avanti senza indugi. Chi leggerà questa mia discussione un po’ provocatoria e un po’ stimolante (spero) potrà con energia collaborare lungo un percorso di consultazione pubblica e aperta per “generare insieme” il percorso dell’innovazione. È una occasione rara e quasi unica che dobbiamo cogliere insieme.  

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