Secondo l’osservatorio del Politecnico di Milano, per tenere il passo con una PA digitalizzata, uno Studio legale spende in media 5.300 euro all’anno; commercialisti e consulenti circa 9.000.

Nel 2017 la spesa per la crescita tecnologica è arrivata circa a 1.172 milioni, e nel 2018 si pensa che la percentuale sarà del 38%.

Come attori compaiono anche i commercialisti che valutano l’effetto della fattura elettronica in quanto sono e saranno tra i primi utilizzatori. Ad incrementare questo capitolo di spesa compaiono anche: firma digitale elettronica, condivisione e conservazione della documentazione , B2B e processo civile telematico.

Un terzo degli studi è pronto per migliorare il livello di efficienza interno e verso il cliente… ma in tutto questo ci sono alcuni problemi: il basso volume dei ricavi che frena gli investimenti ma di contro innesca il meccanismo di richiesta finanziamenti e agevolazioni, e dall’orizzonte arriva l’indifferenza dei clienti verso i nuovi servizi, come ad esempio la fatturazione elettronica.

Per esperienza personale nell’ambito amministrativo aggiungo problemi di natura organizzativa e gestionale sia nelle PMI che nelle grande aziende, oltre ad un problema legato alle capacità in materia di digitalizzazione delle risorse umane impiegate in queste mansioni, non ancora del tutto effettiva nel territorio nazionale. In aggiunta l’aspetto economico, un limite soprattutto per le PMI.

Esistono però sempre delle eccellenze: è il caso degli Studi professionali che hanno scelto “L’intelligenza artificiale e al Businness Intelligence”, parole per alcuni ancora del tutto incomprensibili.

Qualcuno ha esperienza in merito? Avete suggerimenti per l’implementazione di questo “pacchetto di digitalizzazione”?

Dati presi da: Il Sole 24 Ore, 16/04/2018, I professionisti nell’era digitale

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