Si chiama “L’insostenibile leggerezza dell’essere digitale. La società della conversazione” il quarto rapporto Censis/Agid sull’innovazione, presentato qualche giorno fa all’Internet Day.

Da ex Censis ho letto con grande piacere e interesse l’introduzione di Giuseppe De Rita che, con il suo solito acume e brillantezza intellettuale, riesce in poche pagine a restituirci un quadro di grande stimolo e interesse, sui cambiamenti della nostra società.

In particolare, attraverso la metafora del fiume e dei suoi argini (ispirata da una citazione di Felice Balbo), De Rita restituisce la complessità del cambiamento che stiamo vivendo, in cui gli schemi di riferimento - modelli e paradigmi - mutano per adattarsi ad un flusso che non è stabile, oltre che inarrestabile.

L’analisi di De Rita bilancia con grande maturità e lungimiranza, apertura all’innovazione e al cambiamento con prudenza e qualche timore (inteso più come richiamo alla responsabilità che non mera chiusura conservativa). Sicuramente l’enfasi sulla società della conversazione è indubbiamente affascinante: la centratura su uno scambio continuo, basato sulla connessione permanente, restituisce - nel bene e nel male - tutte le caratteristiche e i nodi del periodo che stiamo vivendo.

Altro punto fondamentale è la continuità tra reale e virtuale: la tecnologia ormai ha eliminato ogni diaframma tra esperienza off e on line, consentendo così di rendere liquida ogni esperienza, dal lavoro alla relazione sentimentale, dall’acquisto alla mobilità.

Una fase di un cambiamento epocale, quindi, ormai alle porte ma che la nostra società sta affrontando fondamentalmente con un forte ritardo, dovuto alla negazione del cambiamento stesso, avendo scelto di “girarsi dall’altra parte”.

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