Ribattezzato con il nome della docente del PoliMi prima laureata in ingegneria aeronautica in Italia

Un asteroide per Amalia Ercoli Finzi. È arrivato ad agosto, l’ultimo prestigioso riconoscimento per ‘ la signora delle comete’, ‘madre’ della missione Rosetta: d’ora in avanti un corpo celeste porterà il nome di questa docente onoraria del Politecnico di Milano, donna dai molti primati.

Lo ha deciso l’International Astronomical Union: l’asteroide 24890, compreso nell’orbita tra Marte e Giove, a una distanza media dal Sole di 400 milioni di chilometri, è stato ribattezzato Amaliafinzi. Così l’ente internazionale ha riconosciuto il lavoro svolto dalla professoressa del Dipartimento di Ingegneria aerospaziale del PoliMi per la comunità scientifica internazionale nel campo della meccanica del volo spaziale, della progettazione di missioni di esplorazione spaziale e in onore del suo fondamentale contributo alla missione di esplorazione cometaria Rosetta.

Originaria di Gallarate (VA), classe 1937, Amalia Ercoli Finzi è stata la prima laureata in ingegneria aeronautica in Italia, proprio al Politecnico di Milano: indirizzo di studi scelto perché – ha raccontato più volte – era all’epoca il più innovativo, non c’era ancora ingegneria aerospaziale.

Il suo futuro era comunque legato alle stelle. Proprio pochi mesi dopo la sua laurea, Yuri Gagarin è il primo uomo inviato nello spazio: la strada è tracciata, Amalia Finzi si dedicherà alla progettazione di missioni spaziali. Nella sua lunga attività ha collaborato con alcune delle più importanti missioni spaziali dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e di quella Europea (ESA), tra cui ad esempio la missione Giotto. Il suo nome è noto anche a livello internazionale per il coordinamento della costruzione del trapano della missione Rosetta.

Amalia Ercoli Finzi era cioè Principal Investigator del SD2, lo strumento progettato per perforare, raccogliere e analizzare campioni di suolo della cometa. Una sfida, dato che il trapano doveva essere realizzato per lavorare in un ambiente sconosciuto, a temperature anche estreme e dopo ben 10 anni dalla sua costruzione: tanto infatti ci è voluto perché la sonda Rosetta con il lander Philae affiancasse la cometa, al termine di un viaggio di 6,5 miliardi di chilometri e dell’ibernazione di due anni e mezzo della sonda. Una tappa importante, quando per dirla con le parole della professoressa, l’ingegno umano ha portato per la prima volta un mezzo artificiale su una cometa.

L’asteroide Amaliafinzi è stato scoperto nel 1996 dagli astronomi italiani Maura Tombelli e Claudio Casacci presso l’osservatorio dell’Istituto nazionale di astrofisica presso la Cima Ekar (Italia). La durata di un anno sull’asteroide 24890 Amaliafinzi è pari a circa cinque anni terrestri.

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