L’esperto di Technology Assessment e progetti UE dal Fraunhofer Institute tedesco al Foro Lombardo

Gli impatti – anche imprevisti e indesiderati – delle nuove tecnologie, l’apporto della ricerca scientifica ai profondi mutamenti sociali in corso, l’importanza cruciale di un supporto qualificato e indipendente per orientare le politiche pubbliche su innovazione e ricerca, le opportunità e i rischi dei processi partecipativi sui nodi della ricerca scientifica e tecnologica. Di questo ci parla Ralf Lindner, uno dei dieci esperti internazionali nominati da Regione Lombardia nel nuovo Foro regionale per l’innovazione e la ricerca. Lindner porta in dote la sua lunga esprienza al Fraunhofer Institute, emblema del modello (vincente) tedesco di raccordo tra mondo della ricerca e delle imprese.

Dr. Linder, Lei coordina l’area di Technology Assessment (TA) e Governance al Fraunhofer Institute, una delle organizzazioni che si occupano di ricerca applicata più importanti d’Europa. Come si è formato e dove ha maturato la sua esperienza?

“Prima di arrivare al Franunhofer, la mia ricerca si è focalizzata su due temi principali: il primo è il ruolo della comunicazione via internet per i partiti politici e per specifici gruppi di interesse; e il secondo è il tentativo di comprendere come il cosiddetto scientific advice, ovvero la consulenza fornita da ricercatori con dati ed evidenze scientifiche, contribuisca al disegno delle policy. Questi due ambiti di studio si sono rivelati entrambi fondamentali per il mio attuale lavoro nell’ambito del Technology Assessment e della Governance della Ricerca e dell’Innovazione.

Durante questi 12 anni al Fraunhofer ISI (il dipartimento con base a Karlsruhe guidato da Lindner, ndr), ho avuto l’opportunità di condurre numerosi progetti di TA che avevano a che fare con le implicazioni economiche, sociali e politiche di diverse tecnologie connesse al settore ICT, alla produzione industriale o ai medical devices. Tutti questi progetti sono stati finanziati dal Parlamento Tedesco o dal Parlamento Europeo.

Minimo comun denominatore di questi percorsi è stato quello di fornire ai policy maker e ai cittadini le migliori informazioni possibili circa le implicazioni presenti e future delle tecnologie emergenti, tra cui anche quelle indesiderate. Accanto a questo obiettivo, volto allo sviluppo di una strategia per orientarci rispetto alle opportunità e ai rischi delle nuove tecnologie, è diventato sempre più importante fornire ai decisori e a tutti gli altri stakeholder gli strumenti necessari per influenzare e modellare le traiettorie che vogliamo dare alla tecnologia e all’innovazione. Per rispondere a questo bisogno, ho iniziato quindi ad ampliare il mio campo di ricerca, arrivando a occuparmi di governance”.

Vista la sua esperienza a livello nazionale e internazionale nell’ambito del TA, della Responsible Research and Innovation (RRI), della governance e delle policy dell’innovazione al Bundestag Tedesco e al Parlamento Europeo, ci può spiegare perché è così importante portare avanti progetti e iniziative in questi ambiti? Perché è importante avere degli uffici a essi dedicati?

“I Parlamenti devono sviluppare policy e deliberare su temi estremamente complessi, come la scienza, la tecnologia e l’innovazione. Pensiamo ad esempio alla regolamentazione dello screening prenatale e alla portata delle implicazioni etiche di questi metodi diagnostici; oppure pensiamo alle questioni connesse al finanziamento di alcuni settori tecno-scientifici. La consulenza di esperti di tecnoscienze può essere utile per informare i parlamentari e contribuire a un dibattito più razionale.

Allo stesso tempo, i membri del Parlamento hanno bisogno di indicazioni valide e fondate, ma quello che è fondamentale è che queste informazioni siano il più possibile imparziali e indipendenti dagli interessi di soggetti o gruppi specifici. La possibilità di confrontarsi con fonti affidabili e autonome è quindi indispensabile perché il Parlamento governi efficacemente.

Gli uffici di TA dei Parlamenti dei Paesi europei dimostrano anche che un confronto regolare tra parlamentari e ricercatori può migliorare il modo in cui i risultati scientifici vengono presentati, rendendoli meno accademici e più accessibili ai politici e ai cittadini”.

 

Qual è il valore aggiunto del Foro introdotto da Regione Lombardia, il primo nel suo genere ad avere una dimensione regionale?

“Idealmente si tratta di un’innovazione molto interessante a livello istituzionale, che potrebbe contribuire ad accrescere il livello di riflessività del dibattito regionale sulle policy per la ricerca e l’innovazione, dando nuove prospettive alle strategie di ricerca e innovazione. Questo potrebbe anche avere un impatto sulle strategie della Regione, che potrebbe diventare più solida dal punto di vista economico e sociale e forse contribuire ad aprire nuove strade per lo sviluppo”.

Sulla base della sua esperienza, parlando di policy dell’innovazione, quali sono i principali trend? E qual è il ruolo delle strategie di innovazione dei governi nazionali e regionali?

“Da circa 10-15 anni, le policy della scienza, della tecnologia e dell’innovazione (STI) sono sempre più orientate a rispondere a sfide sociali come la salute, il cambiamento demografico, la sicurezza e la sostenibilità.

Esempi noti di questo cambio di paradigma sono ad esempio la strategia Europa 2020 dell’UE, la US Strategy for American Innovation negli Stati Uniti, o l’Hightech Strategy in Germania. Ovviamente, gli obiettivi di crescita economica e di competitività internazionale, che sono stati predominanti a partire dagli anni ’60, continuano ad avere un peso importante per qualunque strategia per l’innovazione. Tuttavia, sempre più spesso essi si accompagnano a un’esplicita richiesta di trovare soluzioni alle questioni socialipiù urgenti. Recentemente, in particolare a livello dell’UE, i Grand Societal Challanges (piuttosto generici e astratti) sono stati tradotti in obiettivi più concreti. A livello regionale si registrano almeno in parte fenomeni simili, come ad esempio nel contesto di quelle che vengono definite "smart specialisation strategies". Gli obiettivi tradizionali di sviluppo economico si stanno quindi progressivamente integrando con strategie problem-oriented, che hanno l’ambizione di rispondere a sfide regionali specifiche”.

Tra i progetti europei che ha coordinato e a cui ha partecipato ce ne sono alcuni incentrati sul concetto di "Responsible Research and Innovation (RRI)": perché questo approccio all’innovazione e alla ricerca è così promettente e quali sono i rischi in cui possiamo incorrere se non lo adottiamo?

“Dal mio punto di vista l’approccio RRI è strettamente connesso al cambio di paradigma che caratterizza oggi scienza, tecnologia e innovazione, che, come dicevamo prima, sono sempre più orientate a rispondere alle sfide sociali. Se vogliamo avere successo nell’affrontare queste sfide, è necessario allineare la ricerca e l’innovazione ai bisogni della società. Altrimenti rischiamo di concentrarci su risposte inadeguate, che talvolta possono generare delle resistenze alle soluzioni innovative che proponiamo. L’RRI ci fornisce gli strumenti per favorire questo allineamento reciproco”.

Quanto pensa sia rilevante oggi comunicare al pubblico la direzione della ricerca e i risultati tecno-scientifici più significativi e promettenti? Pensa che i cittadini dovrebbero essere coinvolti nelle decisioni che riguardano questi temi?

“Comunicare con i cittadini rispetto alle questioni che riguardano la ricerca e l’innovazione è sempre la cosa giusta da fare. Ma abbiamo imparato dal passato che questo non è abbastanza. Se non diamo alle persone la possibilità di esprimere le proprie preoccupazioni e le proprie istanze rispetto alla direzione da dare – o da non dare – a ricerca e innovazione, è probabile che si verifichi una reazione di disaffezione o addirittura di opposizione alla tecno-scienza e all’innovazione. Allo stesso tempo, quando invochiamo la partecipazione pubblica, dobbiamo evitare di essere naïve.

Se non sono moderati con la dovuta cautela, i processi di coinvolgimento dei cittadini possono essere strumentalizzati dagli interessi più forti e le persone comuni hanno normalmente poche risorse in termini di tempo per potere contribuire al processo in modo esteso”.

 

 

Di seguito il testo dell’intervista in inglese.

Dr. Lindner, you coordinate the subject area "Technology Assessment and Governance" at Fraunhofer ISI, which is part of Europe's largest application-oriented research organization. How and where did you develop your knowledge and expertise?

“Before I joined Fraunhofer, my research had two main focal areas: the role of Internet-based communication in political parties and interest groups; and how scientific advice contributes to policy change. These two perspectives - technology and public policy - turned out to be important entry points for my work related to issues of Technology Assessment (TA) and governance.

During more than 12 years at Fraunhofer ISI, I had the opportunity to conduct numerous TA projects that dealt with the economic, societal and political implications of different technological developments related to the fields of ICT, production or medical devices. All these projects were either initiated by the German Bundestag or the European Parliament.

A common objective of these TA projects was to provide the best available information to policy-makers and the public about current and future implications of emerging technologies - including their unintended consequences. However, in addition to the development of orienting knowledge about potentials and risks of technologies, supporting decision-makers and stakeholders with concrete instruments to influence and shape technological trajectories and innovation pathways became more and more important. As a response, I started to broaden my research focus on governance issues.

You have been involved in national and international projects on Technology Assessment, RRI, innovation governance and policy for both the European Parliament and the German Bundestag. What is the relevance of this kind of initiatives and why is it so important to have such offices devoted to TA linked to local or European Parliament?

“Parliaments have to develop policies on and decide over extremely complex issues related to science, technology and innovation. Just think of the regulation of prenatal screening and the far-reaching ethical implications of these diagnostic methods, or issues related to the funding of certain techno-scientific fields. Here, scientific policy advice can help to inform the parliamentarians and contribute to a more rational debate.

At the same time, members of parliament do not only need well-founded and valid information about current scientific developments. Most importantly, the knowledge provided has to be impartial and independent from vested interests as far as possible. Having trustworthy and independent sources of scientific advice is also important if a parliament wants to effectively control the government.

The examples of the established TA offices at parliaments throughout Europe also show that regular exchanges between members of parliament and the researchers help to improve the way scientific results are presented, making reports less "academic" and better accessible to politicians and the general public”.

What could be the added value of the Forum in Lombardy, the first of its kind introduced by a Regional Government?

“Ideally, this exciting institutional innovation could contribute to a higher degree of reflexivity in the region's debates about research and innovation policy, thereby adding new perspectives to the research and innovation strategy. This might help to make the regional strategy even more economically and socially "robust" and perhaps contribute to the opening up of further avenues for development”.

 

According to your experience, what are the most recent trends in innovation policy and the role of innovation strategies of national and regional governments?

“Since about 10 to 15 years, science, technology and innovation (STI) policies are increasingly geared towards addressing societal challenges such as health, demographic change, security and sustainability. Well known examples for this ongoing paradigm shift are the European Union's Europe 2020 strategy, the US Strategy for American Innovation or Germany's Hightech Strategy. Of course, objectives of economic growth and international competitiveness, which were the predominant rationale for policy interventions since the 1960s, remain important features of any innovation strategy, but these are increasingly complemented by the explicit quest to find solutions for pressing societal problems. Most recently, particularly at the EU-level, the rather broad and intangible "grand societal challenges" have been turned into more concrete missions.

On the regional level, we can in part observe similar developments in the context of the so-called "smart specialisation strategies". Traditional objectives of economic development are progressively complemented by problem-oriented strategies aiming to address specific regional challenges”.

You have been and are involved in many EU funded projects, also coordinating some of them, on "Responsible Research and Innovation": why is this approach to innovation so promising, and on the other hand, what are the risks of not choosing this approach?

“In my understanding, responsible research and innovation is closely intertwined with the overarching paradigm shift in STI policy towards addressing societal challenges I just mentioned. If we want to be successful in addressing these grand challenges, it is necessary to better align research and innovation with the needs of society. Otherwise, we are at risk of either focusing on inadequate solutions or even generating resistance to the innovative solutions. RRI provides us with a number of approaches and instruments to support this mutual alignment.”

How relevant do you think is it nowadays to communicate to lay audiences the direction of research and the most promising scientific and technological achievements? Do you think the general public should be involved in the decision processes related to such topics?

“Communicating with the general public about research and innovation is always the right thing to do. However, a number of lessons from the past show us that providing information is by far not enough. Without sincere opportunities for the general public to voice concerns and articulate demands about which directions research and innovation should take (or not), disaffection or even opposition is likely. However, we should not be naive when calling for more public participation. Powerful interests can abuse processes of citizen involvement if not carefully moderated, and most lay people have limited time resources to participate extensively”.

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